Eravamo in 40 al Bagno di Suoni. E sono davvero tanto orgogliosa.

Eravamo in 40, forse qualcuno in più che si è aggiunto più tardi.

Quaranta persone distese nel parco di Villa Condulmer, pronte a vivere un’esperienza che, qualche tempo fa, non avrei mai pensato di organizzare.

E sono davvero tanto orgogliosa.

Tutto è iniziato dal mio primo Bagno di Suoni. Era la prima volta che partecipavo a un’esperienza di questo tipo e ne ero rimasta molto colpita. Mi aveva incuriosita, emozionata e, soprattutto, mi aveva fatto venire voglia di farla conoscere anche ad altre persone.

Così ho pensato di proporre un Bagno di Suoni all’interno del progetto “Mi prendo cura di te” di Fondazione AVAPO ETS.

L’ho proposto alla incredibile Presidente, Stefania Bullo, una donna strepitosa, un esempio per tutti, una volontaria dalla mente e dal cuore aperto. Ne abbiamo parlato, abbiamo cercato il modo per realizzarlo e siamo andati avanti finché non ce l’abbiamo fatta.

E martedì 8 settembre eravamo lì.

In 40.

Una serata che è stata molto più di come l’avevo immaginata

La serata è iniziata con una breve pratica di respirazione e centratura che ho guidato io.

Ho accompagnato i partecipanti a fermarsi un momento, respirare e portare l’attenzione al corpo, prima di lasciarsi andare all’esperienza del suono.

Poi Filippo Pigaiani e Alessia De Togni hanno iniziato il loro Bagno di Suoni.

Gong, campane tibetane, handpan, tamburi e altri strumenti hanno riempito il parco di Hotel Villa Condulmer. Un luogo per me importante, un luogo dove mi sento a casa e che ci ha ospitati per supportare la causa e le attività della Fondazione AVAPO. Ringrazio di cuore Cristiano Favero, che mi ha accolta con il sorriso e ci ha permesso di vivere questa bellissima esperienza.

Il tramonto, il verde, i suoni. E poi il cielo che diventava sempre più scuro e si riempiva di stelle.

È stato bello.

Davvero tanto, tanto bello.

E forse una delle cose che mi ha fatto più piacere è stata poterlo vivere anch’io.

Dopo aver guidato la pratica iniziale, mi sono distesa insieme a tutti gli altri partecipanti. Ho chiuso gli occhi e mi sono immersa nei suoni, nel verde, nell’atmosfera di quella sera. E ogni tanto li riaprivo per guardare il cielo stellato.

Le parole delle persone che c’erano

Sono stata molto felice anche di tutto quello che è successo dopo.

Mi hanno emozionata le condivisioni delle persone che hanno partecipato, soprattutto quelle di chi viveva un Bagno di Suoni per la prima volta.

Lo stupore, la curiosità, le sensazioni raccontate alla fine della serata.

E i complimenti di chi mi ha detto di aver trovato in questa esperienza qualcosa di nuovo, di inaspettato e di molto bello.

Sapere che ciò che avevamo immaginato era arrivato alle persone così tanto mi ha fatto davvero piacere.

È stata una serata bella, intensa e profonda.

E sono orgogliosa di aver avuto il coraggio, quella prima volta, di provare qualcosa che non conoscevo. Di aver pensato che potesse essere un’esperienza da condividere. Di aver proposto questo progetto ad AVAPO e di aver continuato a lavorarci fino a quando siamo riusciti a realizzarlo.

Vedere poi 40 persone lì, insieme, è stata una soddisfazione enorme.

Yoga, suono e cura

Per me il filo che unisce tutto questo allo yoga è molto semplice: fermarsi, respirare, ascoltare.

Non sempre abbiamo bisogno di fare qualcosa. A volte abbiamo bisogno di concederci uno spazio in cui semplicemente esserci e sentire.

Questa serata è nata proprio da qui, ma ha avuto anche un significato ancora più importante: il contributo raccolto è stato destinato alle attività gratuite di Fondazione AVAPO ETS per le persone che affrontano o hanno affrontato un percorso oncologico e per le loro famiglie.

Per questo sono ancora più felice che siamo riusciti a realizzarla.

Perché alla fine non eravamo semplicemente 40 persone ad ascoltare dei suoni.

Eravamo 40 persone che si sono regalate un momento di benessere e che, nello stesso tempo, hanno contribuito a qualcosa di più grande.

E questa, forse, è la parte che mi rende più orgogliosa.

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